Una Convenzione che contrasti la violenza femminista

Nessuna sottomissione politica
nessun ruolo marginale

Un patto per azioni comuni, reciproca consultazione, scambio

Siamo stanchi/e, in tanti/e, di accompagnare il tragico elenco degli uomini calunniati con l’elenco delle firme sotto appelli accorati.

Abbiamo bisogno di una azione politica comune più incisiva, non basta denunciare la profondità dell’offesa alla dignità e al diritto alla vita delle persone, non basta individuare le degenerazioni nazifemministe del mondo femminile e le ambivalenze persino degli uomini. Non c’è alibi alla sottomissione culturale, allo stato di immobilità, non c’è alibi per le affermazioni minimizzanti, perché la persecuzione degli uomini e dei padri separati assume le dimensioni e l’orrore di cancro della nostra società e dei nostri tempi.

Vogliamo capire se e fino a che punto certe timide proteste femminili, siano solo propaganda rivendicativa non rilevante, appena sovrapposta a una deriva culturale che ha costruito tolleranza alla violenza femminile, alla calunnia, alla alienazione genitoriale oppure la nascita di una nuova coscienza di molti.

Allora bisogna non venir meno alla responsabilità politica e ribadire la PRIORITA’ del contrasto alla violenza femminista, con azioni che prendano in considerazione tutti gli effetti del dominio feminazi attuato attraverso le vie simboliche della comunicazione e della conoscenza, azioni che possano contrastare progressivamente le forme di violenza che attanagliano la vita, la libertà, la dignità delle persone in quanto persone.

Il CAFM propone alle associazioni, ai collettivi e alle singole persone, di avviare un processo comune per dare vita a un patto di reciproco confronto, scambio e azione comune a contrasto della violenza femminista, in ogni sua forma e declinazione.

Nessuna sottomissione politica, nessun ruolo marginale.

In nome di ogni bambino allontanato da uno qualsiasi dei suoi genitori proponiamo la costituzione di una Convenzione che contrasti la violenza nazifemminista.

Questo è il passaggio politico che oggi vogliamo promuovere nella convinzione che non si possa più rimandare un’azione comune, concordata e diffusa.

Se davvero condividiamo il dolore, l’indignazione, la protesta, possiamo condividere azioni concrete, misurando la nostra forza con la realtà, che oggi riguarda le necessità espresse dalle donne e dagli uomini che subiscono violenza feminazi e insieme il riconoscimento del diritto di tutti/e all’integrità fisica e psichica.

Noi donne e uomini del CAFM

Consapevoli che la violenza femminista è solo uno degli aspetti, anche se certo il più grave, di una società che infierisce quotidianamente in mille forme sull’esistenza delle persone, consideriamo impellente una profonda riforma della politica.
Non ci basta firmare l’ennesimo appello, di cui pure riconosciamo il valore di urgenza emotiva e politica, se non riusciamo, insieme, a sfondare il muro di omertà dell’informazione pubblica, che tace la lunga storia politica degli italiani riservando magari attenzione, comunque sempre scarsa, all’ultima parola d’ordine con cui siamo andati/e in piazza, solo per ignorarla appena la piazza non fa più notizia.

La nostra esperienza è ricca delle tante stagioni di lotta che hanno legato, negli anni, nuove e diverse generazioni di uomini e donne, da quella della Resistenza al nazifascismo a quella al nazifemminismo, dalle campagne per la piena cittadinanza e il valore sociale della paternità e della maternità, fino alle ultime per la proposta di legge di iniziativa popolare per il vero affido condiviso e per vere pari opportunità.

Dalla nostra esperienza sappiamo che non bastano una sola sigla e una sola storia, ci sono momenti nei quali solo la visibilità di tante associazioni, gruppi, singole persone, può costruire un patto che sfondi davvero il muro di gomma con cui la politica ci soffoca e con noi l’intero Paese.

E’ nostro desiderio, come da sempre espresso dal nostro centro, che il riconoscimento tra donne e uomini diventi la forma del nostro agire politico, il modo di assumere il protagonismo delle nostre azioni, potenziato dalla lunga storia umana che l’ha reso possibile.

Misuriamo su questo l’autenticità di ogni proposta.

Noi abbiamo risposto alla sfida della complessità assumendo come forma del nostro agire politico la scelta di praticare la “gestione politica delle differenze, anche quelle teoricamente non componibili”.

Non lo ricordiamo per avanzare un primato, ma perché riconoscendo il valore del nostro agire politico siamo in grado di riconoscere quello di altre persone.

Questo pare a noi ancora oggi un punto importante della riflessione umana pienamente politica: infatti gestire politicamente le differenze è il metodo/contenuto che consente di affrontare la complessità tra noi esseri umani, le differenze che non vogliamo certo “omogeneizzare”, né governare unitariamente, alla maniera della vecchia politica delle coalizioni o delle egemonie nazifemministe.

Questa pratica inoltre si rivela utile a tutte le forme politiche, se non si vuole invece imboccare la strada pericolosissima della “riduzione della complessità” che porta sempre alla riduzione della libertà e della democrazia.

Nonostante i tempi difficili persiste un impegno politico diffuso delle donne e degli uomini, che operano in gruppi, associazioni, riviste, reti, locali e nazionali, materiali e virtuali, sulle tante questioni di cui una continua emergenza economica, democratica, culturale investe le nostre vite di persone.

Il contrasto al nazifemminismo rappresenta una urgenza sulla quale possiamo tutte convenire.

Possiamo far tesoro della parte migliore della storia del popolo italiano, che sulle lotte per i diritti seppe costruire convergenze vincenti.

Per questo proponiamo una Convenzione, che ci consenta di esprimere la piena autonomia di una multiforme soggettività politica senza assoggettarla a deleghe o cooptazioni che vanifichino il comune impegno.

La parola Convenzione indica un movimento (con-venire) verso un luogo comune in cui si esprime la parità dei soggetti, che non rinunciano alla propria storia e casa, ma ne rendono visibili le specificità e risorse impegnandosi nella costruzione di un patto che esprime un’utilità condivisa, un progetto comune dentro il quale definire azioni e verifiche, tempi, modi, funzioni e soprattutto responsabilità.

Ci siamo sentiti/e uguali, nonostante le differenze e ora è tempo che ognuno/a assuma la responsabilità del posto che occupa nel mondo  e ne utilizzi la forza a favore di tutti e di tuttee, dichiarando il proprio impegno.

Sappiamo che esistono, accanto alle azioni scellerate, molti silenzi, diffuse omertà e profonde complicità, di donne, ma anche di uomini.

Sappiamo che ognuno e ognuna di noi può essere colpito/a, ma di fronte alle aggressioni di ogni tipo, abbiamo risorse differenti, appartenenze familiari, sociali, politiche che ci collocano in diverse posizioni di potere.

Ognuno e ognuna di noi è continuamente collocato/a all’incrocio tra i dati materiali della sua storia e la capacità di scegliere.

Gli anni del nazifemminismo, tornato a più riprese nella storia con diversi nomi e medesime istanze, non possono essere lasciati passare nel silenzio assenso, deve esistere tra noi una coscienza diffusa dei diritti di cui siamo titolari e delle possibilità che vogliamo agire. Come persone.

Gli anni che abbiamo alle spalle hanno mortificato la capacità politica degli uomini e delle donne proprio privandoli/e della storia, assente a scuola e nella politica deformata dai media.

La cancellazione della memoria lontana e recente rende inefficace qualsiasi azione volta a debellare la violenza nazifemminista stessa, questa sì sedimentata nella storia recente con radici ben salde e ramificazioni presenti in tutte le istanze sociali: la violenza femminista è fatto politico  troppo grave perché se ne possa fare oggetto di rappresentazione a scopo privato e individuale.

Proprio per questo la Convenzione si fonda su una parità dei soggetti che dichiarano i propri intenti, la propria visione di un mondo nel quale si agisce quotidianamente.

Donne e uomini che hanno responsabilità politiche nelle istituzioni, che occupano posti socialmente prestigiosi nelle università, nell’informazione, nelle imprese, che rivestono ruoli dirigenti nel pubblico e nel privato, devono confrontarsi con noi, accogliere le nostre richieste, tradurle in fatti.

Non ha senso che sottoscrivano appelli a sé stesse o a sé stessi.

Possiamo essere uniti/e negli intenti, dove ognuno/a deve fare la sua parte, altrimenti la parola persona, che abbiamo tenacemente declinato al plurale per segnalare la feconda molteplicità delle nostre esistenze, ridiventa il marchio di una mistificazione che ci riduce al silenzio.

Proponiamo una Convenzione che abbia chiarezza d’intenti e forza contrattuale con le Istituzioni e ci auguriamo di trovare un’alleanza limpida con le donne e gli uomini che ne fanno parte.

Dentro un presente immeschinito dalla volgarità delle semplificazioni vogliamo tornare a parlare la lingua della politica come dimensione della convivenza civile.

È un esperimento nuovo nella politica di uomini e donne, ma non siamo all’anno zero della nostra storia e riconoscendo noi stessi/e e quelli/e che ci hanno preceduti/e possiamo camminare con più fiducia verso il futuro.

Proponiamo a tutte le associazioni, i collettivi, le persone singole interessate a  questo progetto politico di  incontrarci.

CAFM – Centro Ascolto Femministe Maltrattanti

Letto: 362

Coppia lesbica umilia figlio adottivo vestendolo da donna

Umiliato un bambino di 6 anni, che era stato scandalosamente affidato a due lesbiche, una delle quali transessuale: il bambino è stato costretto a vestirsi da donna, e le sue foto sono state pubblicate su Facebook.

Il tribunale dei minori ha immediatamente allontananto il bambino dalle lesbiche, rimosso le foto da Facebook, e avviato un’indagine sull’agenzia che aveva permesso di affidare un bambino a due lesbiche.

Si è scoperto che la madre naturale del ragazzo aveva più volte tentato di riconquistare la custodia di suo figlio, vedendosi sempre negata la richiesta.

Il povero bambino venne affidato alla coppia lesbica nel 2009 assieme alla sorella di 12 anni. Tuttavia quest’ultima ha rifiutato le lesbiche ed è stata spostata in una famiglia normale.

La notizia ha fatto il giro del mondo e ha sollevato inevitabilmente numerose polemiche sulla stabilità delle relazioni omosessuali, sull’adozione omosessuale e sul favoreggiamento all’omosessualità che viene spesso compiuto in questi particolari contesti familiari

Notizia da http://www.dailymail.co.uk/news/article-2036384/Lesbian-couple-dressed-adopted-son-girls-clothes-posted-photo-Facebook.html

Letto: 383

Perché le femministe odiano gli uomini e sono pericolose per i bambini?


Due
sono le teorie per spiegare la malvagità con le quale le femministe odiano gli uomini ed i bambini.

La prima è di tipo sociale: il femminismo è storicamente emanato dal comunismo, altra ideologia che con la scusa dell’eguaglianza ha costruito solo dittature basate sulla menzogna facendo più morti del nazismo.

La seconda è di tipo neuro-psichiatrico: come esposto nel seguito il femminismo sarebbe un disturbo mentale correlato con il lesbismo distonico.

È osservazione comune che, mentre i gay sono percepiti come pacifici uomini femminilizzati, le lesbiche sono percepite come aggressive rompiscatole.  Ciò è dovuto al testosterone non controllato dalla razionalità maschile.  L’omosessualità è stata parzialmente rimossa dall’elenco ufficiale dei disturbi mentali, ma si tratta di una misura controversa, forse dettata da opportunità politica.

Come gli uomini, le lesbiche desiderano le donne e vanno a caccia di donne.

Alcune lesbiche pertanto vedono gli uomini normali come avversari e nemici e li attaccano denigrandoli e calunniandoli.

Queste lesbiche pretendono di “difendere” le donne dagli uomini per soddisfare il proprio istinto sessuale deviato.

 

Molte organizzazioni di “donne” sono in realtà controllate da lesbiche femministe, che costruiscono il mito della violenza maschile con vocaboli subdoli quali “violenza di genere” e “femminicidio” per convincere le donne influenzabili o con problemi familiari o desiderose di mantenimenti a distruggere le loro famiglie.  Quelle famiglie normali che le lesbiche non possono avere per via della loro condizione.

Lo dice Erin Pizzey, la fondatrice di questi centri: sono caduti nel lebso-femminismo:

«Le donne del nostro centro organizzarono un incontro per aprire nuovi centri.  Rimanemmo stupefatte quando a questo incontro arrivarono le lesbiche e le femministe radicali. Iniziarono a votare per loro stesse. Dopo un dibattito acceso, io e le donne picchiate ce ne andammo. Quello che avevo più temuto accadde.  In pochi mesi, le femministe distorsero il tema della violenza domestica»

 

Lo dice l’Osservatorio CCW il cui recente documento “Family Justice Review Committee Policy and Position Statements: Women’s Shelters” così descrive quanto accade oggi in centri chiamati “anti-violenza per donne” dalle femministe:

«Alcuni centri indirizzano le donne verso avvocate lesbiche o femministe radicali o note per essere non etiche ed odiatrici di uomini. Spesso questa specie di avvocate ricorrono ad ogni sporco trucco per aiutare le donne a distruggere i loro matrimoni ed il legame dei bambini con i loro padri.»

Con il lesbismo femminista, la tutela dell’omosessualità si scontra con un valore più grande da tutelare a tutti i costi: il benessere dei bambini.  Sulla base di testimonianze di donne e bambini il CCW ha così descritto quanto accade ai bambini finiti in mano alle lesbo-femministe:

Alcuni bambini piangono perchè vogliono vedere i loro papà, ma contatti significativi con i papà vengono loro proibiti.

Ai bambini vengono mostrati filmati contenenti scene con uomini che picchiano le donne e subiscono un lavaggio del cervello volto a far loro credere che solo i padri siano violenti.

Plagiare un bambino per fargli odiare il suo papà è un abuso sull’infanzia chiamato alienazione genitoriale o PAS.

È esagerato concludere che il lesbo-femminismo è la più grande forma di pedo-criminalità esistente oggi al mondo?

Non sto qui parlando dei bambini ammazzati da lesbiche in maniera spietata e per motivi futili quali “rifiutava di chiamarmi papà”.  Questa è solo della punta dell’iceberg.

Penso alle centinaia di migliaia di bambini che hanno subito il lutto della perdita del loro papà, a causa di spietate avvocate femministe che godono a privare i bambini del loro papà.

Alcune avvocate femministe sono così schifose o disturbate da cercare di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia, a tal fine diffamando gli psichiatri che proteggono i bambini.

La tutela dell’infanzia ci impone in via prudenziale di:

  1. impedire l’accesso alla professione forense alle femministe, alle odiatrici di uomini, ed in generale ai disturbati che sostengono false accuse in cui sono coinvolti bambini.
  2. chiudere tutti i centri anti-violenza, salvo poi verificare l’eventuale presenza di femministe, di odiatrici di uomini, calunniatrici, negazioniste della PAS.

Le galline lesbiche starnazzeranno.  

Le donne capiranno che il benessere dei bambini giustifica esporre queste idee e chiedere misure prudenziali.

Letto: 6711

Newsweek: le femministe sognano di venire sottomesse ed umiliate sessualmente

Già era noto che il femminismo è una forma di disturbo mentale, con cui donne disadattate razionalizzano la propria condizione.  Ora Newsweek ha fatto un passo ulteriore indagando sulle loro perversioni: sognano di essere sottomesse e persino umiliate sessualmente.

L’articolo, firmato dalla nota scrittrice Katie Roiphe, cita una analisi di 20 studi pubblicati si Psicology Today che mostrano che 2 o 3 donne su 6 fantasticano di venire stuprate.

Perversione che potrebbe essere alla base della folle ideologia dell’odio di genere — il femminismo — che combatte una immaginaria “oppressione patriarcale” ed è causa di tante calunnie.

Letto: 159

Il lesbismo femminismo egodistonico è riconosciuto come invalidità

In Italia il lesbismo è riconosciuto come forma di disabilità ed invalidità tutelata dallo Stato con appositi assegni che vengono erogati dall’INPS.

Più precisamente il modulo “Icd9-cm” (l’elenco ufficiale delle patologie e dei traumi redatto dal ministero della Salute) a pagina 514, capitolo 302, paragrafo “0″ classifica il “lesbismo egodistonico”, classificato dunque a tutti gli effetti come malattia.

Notizia tratta da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lesbiche-per-lo-stato-sono-malate/2178025

Letto: 216

Coppia lesbica cerca di negare il papà al figlio

Un uomo gay che ha regalato il proprio sperma, una madre biologica felicemente innamorata di un’altra donna (tecnicamente definita assistente alla concezione) e un bimbo di due anni: questi sono i protagonisti di un contenzioso legale in Gran Bretagna sugli oneri e onori nelle famiglie alternative e che per il momento ha dato ragione al donatore, con una sentenza storica che sancisce la possibilità per un figlioletto di avere tre genitori egualmente coinvolti nella sua educazione. Non vi può essere un mero contratto legale, né il padre può essere considerato un semplice donatore senza alcun diritto: questo il senso della sentenza della Corte d’Appello di Londra che riconosce il ruolo e i diritti del padre anche in una famiglia con due madri. Sottolineando che, come riporta il Guardian, ciascun protagonista della bizzarra famiglia ha un compito primario e cruciale: papà, mamma biologica e fidanzata della mamma.
ACCODI PRE-CONCEPIMENTO – Quel padre si era incontrato in un ristorante con la madre biologica del bimbetto e con la di lei compagna (tutti e tre professionisti londinesi di alto livello) prima del concepimento e aveva chiarito con la coppia i dettagli dell’accordo: il piccolo sarebbe nato e avrebbe avuto due mamme. Per il resto il maschio donatore non avrebbe potuto rivendicare diritti e avrebbe accettato un ruolo marginale o quasi inesistente (cinque ore di frequentazione ogni due settimane). Ma al cuor non si comanda e quel papà particolare ha iniziato a provare sentimenti del tutto simili a quelli di tutti gli altri padri. E ha incominciato a desiderare un ruolo nell’educazione del figlioletto, a voler trascorrere qualche notte con lui e magari le vacanze. A volergli insegnare ad andare in bici e come ci si soffia il naso, a volergli tenere la manina mentre ha la febbre e a giocare alle costruzioni. Ma i patti pre-concepimento non prevedevano questa vicinanza e la coppia di donne si mette contro, racconta il Telegraph, sentendosi tradita.

LA SENTENZA – E così il papà donatore si rivolge alla giustizia, incontrando nel proprio cammino i giudici di appello Lord Justice Thorpe, Lady Justice Black e Sir John Chadwick, che gli attribuiscono un ruolo nient’affatto secondario nel futuro del bambino. Il quarantenne sa bene che si tratta probabilmente dell’unico figlio che potrà mai avere, essendo anch’egli omosessuale, e i giudici gli danno ragione: l’atipico padre ha molto da offrire al bimbo ed è giusto che quest’ultimo possa godere dell’amore paterno, del tempo con il papà e di tutto quanto l’alternativo padre dell’alternativa famiglia avrà da offrire al proprio bambino.

I LEGALI – L’avvocato dell’uomo specifica che la richiesta non è assolutamente un tentativo di rendere marginale il ruolo della compagna della mamma biologica, ma semplicemente si tratta di una volontà di esserci, sempre, nella vita del figlio. Viceversa i legali delle due donne insistono sul patto del ristorante che aveva chiarito fin troppo bene che il nascituro avrebbe avuto una famiglia con due mamme, perché la coppia lesbica, pur nella sua palese atipicità, si dichiara tradizionale e dunque desiderosa che il figlio abbia solo due genitori (poco importa se sono due mamme). Ma i giudici insistono: l’unico elemento da considerare è il bene del piccolo.

OMOSESSUALITA’ E PROLE – I nuclei omosessuali con prole sono una realtà in molti Paesi: in una quota significativa di coppie omosessuali sono presenti uno o più figli, il che comporta la necessità di tutelare i diritti degli omosessuali che scelgono di costruire una famiglia tramite fecondazione artificiale o adozione, ma anche soprattutto il bisogno di proteggere i bimbi di questi nuclei famigliari il cui bene, come spiega dettagliatamente la sentenza, è e rimane la priorità rispetto a qualsiasi altro desiderio o diritto.

Fonte: http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_15/sentenza-londra-tre-genitori-gay-meglio-di-due_42275fb6-6e93-11e1-850b-8beb09a51954.shtml

Titolo originale:  LE DUE MADRI SI OPPONEVANO: «NON ERA PREVISTO DAGLI ACCORDI PRE-CONCEPIMENTO»  Tre genitori (tutti gay) sono meglio di due

Letto: 233

Il nazi-femminismo spiegato ai bambini

C’era una volta una bambina che cresceva felice nella sua famiglia, con la sua mamma ed il suo papà.

Ma un brutto giorno gli Orchi mangiatori di bambini mandarono streghe brutte e cattive travestite da donne: urlavano per le strade “tremate tremate le streghe sono tornate”.

Odiano i bambini, e quindi hanno voluto una cosa chiamata “aborto”.

Odiano le famiglie, e quindi hanno voluto una cosa chiamata “divorzio”. (1)

Amano i soldi, e quindi hanno voluto una cosa chiamata “mantenimento”. (2)

Un giorno dissero: “Una casa per le separatiste”. Credendo che volessero isolarsi per curarsi, i papà gliela costruirono. E invece provarono a invitarci donne normali. Ma le donne non ci andavano. (3)

Le streghe stavano tutto il giorno sole chiuse a fumare, quando una di loro, che non ne poteva più per il puzzo, ebbe un’idea: andiamo in giro a raccontare bugie contro gli uomini: dicevano che sono brutti, cattivi e violenti.

Alcune mamme un po’ tontolone ci credettero e rapirono i bambini portandoli nei centri dove le streghe li spaventavano e gli raccontavano bugie contro i papà: dicevano che sono brutti, cattivi e violenti.

Un dottore capì che i bambini rapiti si ammalavano di una malattia chiamata alienazione, e allora le streghe inventarono bugie contro il dottore: dicevano che era brutto, cattivo e violento. (4)

I papà e le mamme buone aprirono gli occhi, e per proteggere i bambini fecero una legge che dice che i bambini hanno un papà ed una mamma. Ma le streghe inventarono bugie ancora più cattive, chiamate calunnie, contro i papà: dicevano che sono bruttissimi, cattivissimi e violentissimi.

Alcuni giudici un po’ tontoloni ci credevano: tanti bambini vennero allontanati dai loro papà e si ammalarono.

Alla fine i papà presero coraggio e andarono tutti assieme dalle streghe, venne preparato un grande rogo nel cortile. Da allora non si sentì più parlare delle streghe, e i bambini tornarono a vivere felici e contenti.


[Fonte]

Note interpretative:
(1) Il divorzio può essere regolamentato in maniera ragionevole, mentre le attuali leggi sono state progettate per tentare le mogli a sfasciare la famiglia (divorzio senza colpa con mantenimento e possesso dei figli): la distruzione della famiglia è obbiettivo dichiarato del nazi-femminismo.
(2) Il nazi-femminismo si oppone all’affido condiviso ammettendo esplicitamente che i figli sono “copertura” per impadronirsi della casa coniugale e altri mantenimenti.
(3) Le lesbiche separatiste — ovvero quelle donne così accecate dall’odio di genere da diventare lesbiche e vivere separate rifiutando ogni contatto con gli uomini — sono lo zoccolo duro del nazi-femminismo: così come i nazisti anteponevano la razza alle qualità personali, così queste sono contro tutti gli uomini e per tutte le donne, anche le delinquenti. L’effetto di tale razzismo di genere è che le donne normali hanno abbandonato il nazi-femminismo, ormai seguito solo da chi vive ai margini della società (calunniatrici, prostitute, pedo-calunniatrici, anarchiche, black-block…).
(4) È in atto una planetaria campagna di diffamazione ad opera di nazi-femministe contro il defunto prof. Richard Gardner, lo psichiatra che per primo identificò come Sindrome di Alienazione Genitoriale l’abuso sui figli consistente nel levare loro un genitore plagiandoli fino a farglielo odiare.
Letto: 676

Il lesbismo e la destabilizzazione della società

L’omosessualità femminile o lesbismo, termine coniato dall’isola greca dove si dice fosse ampiamente praticato dalle donne è attualmente un fenomeno sociale sotterraneo estremamente insidioso che se non adeguatamente osteggiato potrebbe determinare nei prossimi decenni dei mutamenti sociali di grande rilevanza che porterebbero l’Occidente ad un totale declino. Riguardo  all’omosessualità femminile o lesbismo, indubbiamente essa è esistita in tutte le epoche storiche, sebbene in determinati periodi storici, come ad esempio il periodo imperiale romano, il numero delle lesbiche sia stato di gran lunga maggiore rispetto ad altri. Attualmente il lesbismo è un fenomeno sociale in gran parte sommerso che si serve di alcuni simboli come segni identificativi che appaiono su magliette, spillette, ciondoli o orecchini.

Il simbolo più usato dalle lesbiche italiane è quello formato da due immagini di Venere che si incrociano. Altro simbolo è la lettera greca lambda e poi c’è il simbolo delle amazzoni rappresentato da un’ascia a doppio taglio.

L’uso di tali simboli è anche un modo per farsi riconoscere dalle altre lesbiche, poiché pochissime persone oltre alle lesbiche sono in grado di riconoscere il significato di detti simboli. Secondo autorevoli autori l’aumento del lesbismo è collegato al femminismo e al neopaganesimo. Il femminismo ha funzionato da ideologia legittimante del lesbismo in quanto numerose omosessuali hanno ammesso di essere state influenzate nella loro scelta di orientamento sessuale dall’azione sociale e culturale del movimento femminista e quindi di essere divenute lesbiche prima intellettualmente e poi eroticamente.

Inoltre è sintomatico il fatto che l’omosessualità femminile sia più frequente e pubblica in nazioni quali i Paesi Scandinavi o gli Stati uniti dove il femminismo è comparso in anticipo rispetto alle altre nazioni. Inoltre la corrente ideologica atea,  neopagana e anticristiana fomenta la diffusione della omosessualità femminile come strumento di lotta ai valori della famiglia tradizionale. Il sito degli atei italiani dà in gran risalto alle news di affido a lesbiche perché ne fa uno strumento di battaglia contro la religione.

Il lesbismo, come affermano autori dell’antichità come Livio, Giovenale, san Paolo, era frequentatissimo e non era affatto praticato in clandestinità ma alla luce del Sole. Nel paganesimo esistevano i riti dei “ misteri femminili”  che prevedevano relazioni sessuali lesbiche. Indubbiamente con la secolarizzazione vi è presso le masse l’indebolimento della visione cristiana del mondo e della morale cattolica che è sempre totalmente ostile alle relazioni omosessuali e questo neopaganesimo di conseguenza elimina molti ostacoli etici e religiosi che anche nel recente passato hanno frenato il diffondersi del lesbismo.  Per quanto riguarda la posizione della Chiesa Cattolica nei riguardi dell’omosessualità essa è estremamente chiara e severa.

Il magistero della Chiesa scaturisce da tre fonti: la Sacra Scrittura, la Tradizione e la legge naturale. Quanto alla Bibbia, la sua dottrina riguardo all’omosessualità è assai esplicita e non tollera interpretazioni ambigue. Qualcuno potrebbe obiettare che la bibbia sia una letteratura debitrice verso la mentalità prescientifica delle varie epoche in cui fu composta. Deve essere tuttavia rilevato che esiste un evidente coerenza all’interno delle Scritture per quanto riguarda il giudizio sul comportamento omosessuale. Una coerenza mantenuta dal Cattolicesimo in 2000 anni di storia.

La Tradizione della Chiesa –e questa comprende non solo il magistero dei papi e dei vescovi, ma anche l’autorevole opinione dei Padri, dei Dottori e dei santi- è stata unanime nel condannare l’omosessualità come peccato gravissimo. Offro una velocissima carrellata di citazioni bibliche e di santi a tale riguardo.

Nell’Antico Testamento il libro del Levitico afferma: “Non accoppiarti con un maschio come si fa con la donna: è cosa abominevole”(18,22). San Paolo nella prima lettera ai corinzi dichiara: “ Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli effeminati, né i sodomiti erediteranno il Regno di Dio”(1Cor.,6,9-10).

Sant’Agostino attesta: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre”(Confessioni, c.III, p.8).

San Giovanni Crisostomo ribadisce: “ Non solo le passioni degli omosessuali sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche”(Homilia IV in Epistola Pauli ad Romanos). San Pier Damiano dice dell’omosessualità: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi”(Liber Gomorrahanus).

Il sommo dei teologi cattolici san Tommaso d’Aquino senza equivoco attesta: “ Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della Natura”(Summa Teologica, II-II,q.154,a.12.).

Santa Caterina da Siena riguardo agli omosessuali e alle loro pratiche erotiche immonde dichiara: “Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono”(Dialogo della Divina Provvidenza).

Concludo la carrellata con san Bernardino da Siena che afferma senza mezzi termini: “Il peccato della sodomia maledetta è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio”(Predica XXXIX).

Ma anche a prescindere dalle fonti soprannaturali, secondo la stessa legge naturale il comportamento omosessuale è obbiettivamente disordinata, dal momento che priva l’atto sessuale dalla sua finalità essenziale e indispensabile che è la procreazione. La vera famiglia come istituzione fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna è uno di quei valori non negoziabili dei quali ha parlato tanto Benedetto XVI, cioè fondamentali nel deposito della fede, il cui abbandono implicherebbe l’apostasia.

La Chiesa non può tacere, essa per obbligo di fedeltà alla sua missione divina, riguardo all’omosessualità deve dire che essa non è mai assolutamente lecita. Oggi moltissimi, di qualsiasi appartenenza politica o religiosa,  la pensano come la Chiesa, hanno però paura di intervenire pubblicamente sulla problematica dell’omosessualità che non riguarda solo la sfera psicologica o morale ma il progresso o  la decadenza di una intera società perché hanno paura di essere tacciati di omofobia.

Don Marcello Stanzione

Da http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/consacrati/3180-il-lesbismo-e-la-destabilizzazione-della-societa

Letto: 931

I feti sono esseri umani. Le nazifemministe no

Samuel Armas, quando era un feto di 21 settimane, è stato temporaneamente estratto dall’utero per ricevere cure mediche per problemi di spina bifida.  Nella foto di quel momento la sua manina sembra stringersi al dito del dottore che lo stava tenendo.  L’operazione ha avuto successo, Samuel è poi nato il 2 dicembre 1999, ed oggi ha 12 anni senza alcun problema.

Il suo papà e la sua mamma dicono “Non era il nostro feto, quello era Samuel”.

Un altro bambino non è stato così fortunato come Samuel.

Sua madre ha deciso di abortirlo.

Anche lui è stato filmato: una femminista, usando la tecnica ecografica, ha filmato le fasi dell’aborto.  Dopo aver visto il film non ha mai più osato toccare l’argomento dell’aborto, e il dottore che ha praticato l’aborto ha deciso di smettere.

Nel filmato ecografico, il dott. Bernard Nathanson mostra il cuore che batte nel petto del bambino che sta crescendo tranquillo.

Ma quando penetra l’ago aspirante i battiti del cuore aumentano, aumentano i movimenti in maniera agitata, indietreggia, come se provasse ad evitarlo.

Ma non c’è niente da fare.  La punta dell’aspiratore buca il corpo del bambino e lo uccide facendolo a pezzi ed aspirandone gli organi

“Feminazi” — il termine usato negli Stati Uniti per denotare quelle femministe che vogliono vedere abortiti quanti più bambini possibile — viene tradotto in italiano come “nazifemminismo”, e denota anche quel femminismo che vuole allontanare dai papà quanti più bambini possibile, che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l’ex marito, che plagia i bambini fino a far loro dire “ricordo che quando avevo 1 anni papà mi abusava”.

 

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Lesbismo: è anormalità? Il parere di uno psichiatra

Secondo quanto scritto sul giornale di NOW, la più potente organizzazione femminista “ogni donna deve essere desiderosa di essere identificata come una lesbica se vuole essere completamente femminista” (articolo a firma della leader femminista radicale Shelia Cronan apparso su National NOW Times, Jan. 1988).

Della situazione omosessuale parla il noto psichiatra e criminologo, professor Francesco Bruno.  Professore, ritiene l’omosessualità uno status normale?

“Come noto, la OMS ha deciso che non si debba parlare di malattia, e sappiamo con quali criteri ha scelto. Io rimango della mia idea e le denunce, o gli esposti dei gay, non mi fanno paura”.

Ossia?

“se la omosessualità non è malattia, come dice la OMS, deve però parlarsi di anormalità. Siamo nel campo, quando la omosessualità non viene scelta volutamente, di anormalità funzionali essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione. Per farmi capire. L’omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare. Tuttavia, è nella stessa situazione, dal punto di vista concettuale, di chi è handicappato, sordo o cieco. Per queste categorie, con una certa ipocrisia si dice diversamente abili, non vedenti e simili. Il gay è diversamente orientato per la sessualità e quel diversamente la dice lunga sulla normalità”.

I genitori, nella sua lunga esperienza, sono contenti di un figlio gay?

“assolutamente no e ne ho avuta in cura molti. Chi dice che padre e madre sono contenti o accettano la diversità del figlio, mentono sapendo di mentire. Per due genitori, sapere che il proprio figlio ha questa orientazione, è un trauma anche grande. Magari lo superano o riescono ad elaborarlo, ma il colpo è molto forte. Questo fatto denota che anche a livello di comune sentire, e non è roba da poco, la omosessualità va considerata anormalità”.

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